AGCoM: OER e Software libero garanzia di concorrenza e di libertà di accesso alla conoscenza

 

 

 
 
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM)  ha concluso, dopo oltre un anno di lavoro, l’indagine conoscitiva sull’editoria scolastica, condotta attraverso un confronto con diversi soggetti, tra cui il Ministero dell’Istruzione e del Merito, gli editori e l’Associazione Italiana Editori (AIE).
 
 
Secondo l’indagine, l’editoria scolastica coinvolge ogni anno circa 8 milioni di studenti e 1 milione di docenti. La spesa media per famiglia è di 580 euro per l’intero ciclo di secondaria di I grado e di 1.250 euro per quello di II grado. Il mercato, inoltre, risulta fortemente concentrato su alcune case editrici che ne detengono l’80%.
 
 Transizione al digitale, un’occasione perduta
 
Il rapporto evidenzia il fallimento della transizione al digitale dovuto per gli editori per mancanza di competenze e dispositivi, mentre  per docenti e famiglie alla scarsa usabilità delle piattaforme che non rendono i contenuti interoperabili, non stampabili e con vincoli che impediscono il riuso delle componenti digitali.
 
 Interessante il riferimento al mercato farmaceutico:
 ” In base alla normativa vigente in Italia per l’adozione dei libri scolastici (infra, sezione II.2.4), chi sceglie i libri (collegio-docenti) non ne sostiene i costi, chi li paga (famiglie e/o amministrazioni pubbliche) non li usa, mentre chi li usa (studenti) non li sceglie né li paga: si tratta di un modello economico peculiare, di fatto avvicinabile soltanto a quello di alcuni mercati di prodotti farmaceutici, e segnatamente i medicinali soggetti a prescrizione. Di conseguenza, la variabile del prezzo non svolge la sua ordinaria funzione di orientamento della domanda, perché questa resta intermediata dai docenti, portatori d’interessi non necessariamente collimanti con obiettivi di risparmio economico, a partire dalla rispondenza delle risorse educative alla didattica ”  (pagina 14)
 
Al termine dell’indagine, l’Autorità ha inviato una segnalazione formale al Ministero e alle altre istituzioni competenti con indicazioni puntuali di intervento e supervisione, riservandosi di continuare a monitorare il settore.
 
OER: modificare le policy per favorire la produzione
 
In più punti si fa riferimento alle OER, definite a pag. 12 con richiamo in nota e link al libro di Fabio Nascimbeni per Franco Angeli:
 
29. Le nuove tecnologie digitali hanno anche determinato uno sviluppo di risorse educative aperte (Open Educational Resources, “OER”). Con tale espressione s’intendono materiali destinati ad apprendimento, insegnamento e ricerca che siano liberamente utilizzabili: ciò può avvenire con il rilascio volontario dei prodotti senza protezioni legali di sorta (c.d. pubblico dominio), oppure, come nel caso delle licenze “Creative Commons”, in maniera tale da consentire accesso gratuito, riutilizzo, adattamento e ridistribuzione liberi. L’accessibilità a risorse educative in maniera aperta e tendenzialmente gratuita, a partire dagli anni Duemila ha trovato nelle ICT un rilevante canale di sviluppo, ottenendo crescenti riconoscimenti  
 
e al loro mancato sviluppo, nonostante fossero previste dall’azione 23 del PNSD (Piano Nazionale Scuola Digitale)   e anche al tentativo fallito del tavolo ministeriale di coordinamento sui contenuti digitali. 
Viene evidenziata come la normativa ponga maggiori vincoli alla produzione di OER riconosciute dal Ministero –  creabili solo in orario curricolare e legate ad un deposito preventivo presso il Ministero dell’Istruzione. Si cita l’esperienza di Book in Progress (BIP) anche se non ho mai capito perché questa esperienza non sia mai stata replicata in altri contesti. 
 
Inoltre, i costi a carico delle famiglie potrebbero essere ridotti attraverso un maggiore utilizzo di risorse educative open source (OER) e autoproduzioni scolastiche, strumenti che favorirebbero anche la personalizzazione dei percorsi educativi. Attualmente, però, sembra essere ancora improbabile che queste risorse possano affermarsi come un’alternativa competitiva all’editoria commerciale.
 
Il contributo inviato congiuntamente come KnowledgeRight21/IFLA, Wikimedia, AIB e Open Education Italia è citato nel paragrafo  “Sostegno a OER e autoproduzioni scolastiche” ed in particolare il riferimento agli impegni presi con UNESCO dallo Stato italiano che abbiamo ricordato: 
 
” Con un taglio più programmatico, il contributo di un gruppo di associazioni ha quindi sottolineato che “la promozione di OER e software libero negli ambienti scolastici dovrebbe essere considerata non solo una misura economica, ma una garanzia di concorrenza e di libertà di accesso alla conoscenza”, richiamando al proposito gli impegni formalmente assunti dallo Stato rispetto all’implementazione della Raccomandazione UNESCO sulle risorse educative aperte, alla luce delle linee guida pubblicate da UNESCO nel 2024
 
 Infine nelle conclusioni  leggiamo: 
 
”  482. Più coerenti e coordinate politiche di sostegno a tali risorse da parte delle istituzioni competenti, sin dall’eliminazione di vincoli che penalizzino lo sviluppo e l’impiego di OER all’interno delle attività scolastiche, risultano auspicabili e necessarie. Infatti, tenuto conto che in base alla normativa vigente l’adozione di libri scolastici è facoltativa, da una più ampia disponibilità e migliore accessibilità di autoproduzioni scolastiche/OER potrebbero derivare risparmi per i consumatori, e al tempo stesso miglioramenti dei prodotti dovuti a un più ampio dispiegarsi del confronto competitivo nell’offerta di risorse educative.”  (pag.155)
 
 
Ringraziamo la dott. De Angelis per il coinvolgimento e segnaliamo anche il suo post su Knowledge Rights 21. 

Foto di copertina di Walls.io su Unsplash

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